Mondo Abilità

Il Blog di Altravoce Onlus
26
Lug

E se incontrarmi fosse normale?

Una persona con disabilità insieme alla sua famiglia deve fare i conti con un aspetto che potrebbe sembrare marginale, ma che invece può essere molto destabilizzante nella vita di tutti i giorni. Sto parlando dell’atteggiamento delle persone che non hanno a che fare con il mondo della disabilità e si rapportano con essa in maniera quanto meno bizzarra.

Devo dire che se da bambino alcuni comportamenti, mi davano fastidio, perché non riuscivo a capirne la motivazione, ora mi fanno sorridere, anzi per dirla tutta mi fanno sbellicare dal ridere e le devo ringraziare perché mi danno un esempio da non seguire. Dico sempre che potrei scriverci un libro con tutti gli incontri più esilaranti che mi sono capitati.

Quando ci penso, mi stupisco di quanto sia vero il fatto che nella nostra società dovremmo essere abituati, educati alla disabilità fin da bambini. Le situazioni di imbarazzo, come l’incontro di una persona “non a contatto con la disabilità” con una persona con disabilità, portano gli esseri umani a comportarsi in maniera assurda.

Potremmo riassumere questi atteggiamenti in tre categorie:

  1. I pietisti: sono quelli che non riescono a usare le parole, basta uno sguardo affranto per dimostrare quanto siano addolorati per la situazione della persona disabile che incontrano. Che poi io mi domando: se è la prima volta che la vedi, come fai a presupporre che quella persona stia male? Nella stessa cerchia ci sono quelli che si rivolgono alla persona disabile con il “poverino” e che pur non avendola mai vista prima, quando la incontrano, arrivano perfino a regalarle 5 euro “per mangiare un gelato”; quelli che la accarezzano o fanno “ciao” con la mano, come se si stessero relazionando ad un bambino di due mesi.
  2. I troppo complimentosi: quelli del “Ma quanto sei bravo, intelligente, sensibile e simpatico… no, adesso che ti guardo bene, sei pure bellissimo!”. L’essere disabile non è sinonimo di mancanza assoluta, tantomeno di perfezione assoluta. Anche una persona disabile possiede i suoi bei difetti e, come tutti, non sono neanche pochi.
  3. I dispensatori di battute fuori luogo: c’era un mio professore ai tempi dell’università che aveva molte difficoltà a rapportarsi con me e quando mi incontrava nei corridoi, non si limitava a salutarmi, ma se ne usciva con frasi del tipo: “Ah guarda che vita comoda lui che si fa spingere sulla sua carrozza!”.

E’ vero, lo sappiamo bene noi, categorizzare fa male, ma pensate un attimo a quegli atteggiamenti e ditemi se non rientrano veramente in uno dei tre profili. E sappiamo bene che non sono così le persone, ma sono i loro comportamenti ad essere fuori luogo. Sono i “modi di fare” che rattristano.

Il problema è che se non hai mai avuto a che fare con la disabilità, quando ti trovi in difficoltà nell’affrontare una situazione del tutto nuova devi riuscire ad andare oltre l’apparenza. Devi renderti conto che se una persona è disabile, non significa obbligatoriamente che soffra o debba essere compatita. Una persona disabile può soffrire ne più ne meno come qualsiasi altra persona, anche se quando la vedi si presenta in un modo differente a quello che sei abituato a vedere. Qualcuno non sta bene, qualcun altro invece sì, ma di certo non puoi capirlo la prima volta che vedi quella persona. Sei d’accordo?

Il segreto è cercare di aiutare le persone a superare questo retaggio mentale. Noi diversamente abili con il sostegno delle nostre famiglie, abbiamo il compito di mostrare che la vita può essere bella e riservare soddisfazioni anche se si convive con limiti più evidenti. In questo modo, coloro che si troveranno ad aver a che fare con la disabilità per la prima volta, andranno oltre l’apparenza e così facendo, si apriranno ad un rapporto più autentico con la persona che avranno di fronte.

Per finire lasciatemi dare idealmente una risposta a Guglielmina, mamma di una ragazza tetraplegica, che scrive: “A volte quegli sguardi quelle parole non dette mi fanno rabbia perché mi rendo conto che tanta è la voglia di non sentirsi soli ed isolati, ma pesano gli atteggiamenti di tante persone anche se non espresse…parlano con sguardi che feriscono molto di più delle parole!”

Cara Guglielmina, dobbiamo avere pazienza e agire giorno dopo giorno per fare in modo che questi atteggiamenti, dovuti alla paura della diversità, cambino. Se davvero riuscissimo a far vedere che chi vive la #disabilità, lo fa nella più totale normalità e naturalezza, allora ci sarebbe meno separazione, più comprensione e aiuto reciproco.

 

Luca Dalla Palma

 

 

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