Mondo Abilità

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Tutta questa vita

Paola si definisce “brutta, inguardabile, orribile”. Ha quindici anni, va per i sedici, e i problemi sono tanti: non lega con le compagne, si ingozza di dolci, legge Anna Karenina – un vecchio romanzo di Tolstoj – e ama vedere vecchi film.

In un mondo dove chi ha la sua età tende a uniformarsi guardando il dannato cellulare per ore e ore, Paoletta no, preferisce lunghe passeggiate quotidiano con il fratello Richi, in arte “Sfi”, come le piace chiamarlo. Riccardo De Giorgi, infatti, è un ragazzino con paralisi cerebrale infantile e per questo, costretto sulla carrozzina. Insieme vanno spesso verso il villaggio “Le Margherite”, il quartiere popolare edificato dall’impresa di famiglia, lontano dai quartieri eleganti che la mamma o la nonna vorrebbero che andasse, e lontanissimo dai centri commerciali frequentati dai compagni di Paola.

La disabilità non è un problema

Paoletta ama moltissimo Richi, e a differenza del resto della famiglia, non lo vive come “un problema” ma come un qualunque fratello, proprio con lo sguardo di chi riesce a vedere oltre. Per lei Richi è una persona con cui discutere, scontrarsi, ma anche confidarsi. Un compagno di avventure.

Un amico sincero

Alle Margherite abita Antonio, un ragazzo di due anni più grande, studioso e pure bello, che Paoletta sente come possibile amico. Antonio ha un fratello più piccolo, Filippo, un po’ diverso dagli altri: non gioca al solito calcio, sa tutto di animali e taiga, corre alla campestre e gioca a scacchi. E’ grazie a questa passione stringe amicizia con Richi: il suo insegnante di sostegno ha infatti scoperto che agli scacchi è un vero fenomeno.

Finalmente “un ragazzo normodotato”

Filippo va in casa De Giorgi con grande piacere dei genitori di Richi e Paola. “Finalmente un ragazzo normodotato”, che visita spontaneamente Riccardo, “senza l’ipocrisia dei compleanni obbligati con scambi di cortesie tra genitori che è chiaro che trascinino i loro ragazzini più fortunati a trovare il tuo”, pensano i suoi genitori che, come spesso accade, trovano difficoltà ad accettare altri ragazzi con disabilità intorno al proprio figlio, pensando in modo discriminante, senza accorgersene.

Ma il fatto che Filippo venga proprio dalle “Margherite” lascia la mamma di Richi gelida, sconcertata: solo più avanti nel romanzo di Raffaella Romagnolo “Tutta questa vita”, si scoprirà che dietro alla costruzione di quelle case popolari c’è una sorta di mistero, per la donna un doloroso ricordo.

Riconoscere la sua autonomia

Paoletta, è sferzante nei confronti dell’ipocrisia e del perbenismo famigliare soprattutto quando si tratta di parlare di suo fratello che lei ama incondizionatamente, cercando a volte di proteggerlo ma riconoscendogli anche la sua autonomia, la sua voglia di mettersi in gioco e di rischiare.

Poi Paola e Riccardo vogliono scoprire cosa si cela dietro il cantiere dell’impresa edile del padre, perché qualcosa non quadra – e proprio quando sono sul luogo durante una fuga notturna, Richi è desideroso di fare da solo, ma Paoletta cerca di frenarlo. Richi sbotta:

Sei tu che hai paura. Voi avete paura. Attento di qua, attento di là.

Io non ho paura. Io lo voglio fare.

La sorella capisce

Poi, dopo il colpo di scena per il padre e la madre dei due ragazzi (ma questo te lo lascio scoprire da solo leggendo il libro), Paola, da sorella di un ragazzo disabile, capisce:

Quando ti vedono, cioè vedono che sei un disabile, mica ti guardano per bene. Si voltano dall’altra parte e immaginano. Persino quelli che ti fissano in realtà neanche loro ti guardano. Anzi peggio. Non solo immaginano. Temono. E Richi, quel che temono, glielo sbatte in faccia.

Parole dure. Vero. Ma purtroppo è così, ed è giusto ammetterlo. A proposito, di questo tema ne abbiamo parlato in un altro articolo con Luca, quando dicevamo come contrastare i luoghi comuni nei confronti delle persone con disabilità.

Tutto dipende dal tuo atteggiamento

Tornando al romanzo di oggi, l’autrice Raffaella Romagnolo in un’intervista di qualche tempo fa in cui le veniva chiesto il perché avesse sentito il bisogno di inserire in questo suo romanzo anche il tema della disabilità, così risponde:

«L’atteggiamento che separa, o quello iperprotettivo che è l’altra faccia della medaglia, non garantiscono una serena convivenza, ma sono fonte di dolore e problemi. Lo sguardo di Paoletta diventa decisivo: quando guarda Richi vede prima di tutto suo fratello, perciò anche noi che leggiamo lo vediamo così. Ma questo credo che accada a chiunque viva un rapporto stretto con una persona disabile».

E dunque cosa farai: vuoi separare, proteggere o… includere?

 

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Emma Roma e Fabio Dalceri

Volontari di Altravoce

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