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Ezio Bosso: la forza nella debolezza

Cronaca di una folgorazione

11 febbraio 2016. Sono a casa mia tranquillo, tornato a casa da poco dall’Università, dove studio sulla carta l’effetto della musica sulla psiche umana. Certo, ho anche effettuato un paio di tirocini, ma non sono esattamente un esperto, non ho ancora sotto gli occhi effetti concreti e tangibili di quest’ultima.

Accendo la tv. Vedo che trasmettono il Festival di Sanremo, giunto alla seconda serata. Sinceramente la prima non l’avevo seguita, annoiato dalla ripetitività che ogni tanto ci viene proposta, ma stasera è diverso. Presentano un ospite, tale Ezio Bosso

che nella mia ignoranza non avevo mai sentito. Dicono che è un grande compositore e pianista, ma la mia ignoranza resta comunque. Lo vedo entrare: è in carrozzina. Rimango colpito – e ho un motivo sensato per non cambiare canale.

Una condizione da accettare

Facciamo un passo indietro. Ezio Bosso non è sempre stato in carrozzina, bensì ha dovuto accettare il proprio destino dopo il 2011 quando – a seguito di un intervento di rimozione di una neoplasia – contrae una sindrome neurodegenerativa.

Vorrei fare una domanda a chiunque stia leggendo questo articolo: come avreste reagito al suo posto? Dopo una vita dedicata allo studio e alla realizzazione del proprio sogno, all’età di 40 anni qualcuno ti viene a dire che tutto sarà più critico, che col tempo potresti rimanere paralizzato.

Il Potere della musica

Qui però agisce il potere terapeutico della musica. Dal 2011 in poi, Bosso continua a comporre, dirigere, eseguire, vivere.

Nella sua debolezza fisica, Bosso è l’uomo più forte che abbia mai visto.

La musica è una vera magia

La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi.

Una frase di Bosso da imprimere ovunque – e che sintetizza al meglio ciò che la MusicoTerapia Orchestrale rappresenta.

Quando il direttore si pone davanti alla sua Orchestra – comune (senza disabilità) o fuori dal comune (con persone con disabilità) – trova davanti persone motivate e convinte di agire nell’esclusivo interesse di ciò che il compositore ha pensato, senza andare a cercare egoisticamente la gloria. Nel tempo del concerto, anche se togliessimo ipoteticamente l’audio ai musicisti, passerebbe comunque ciò che essi stanno esprimendo. Gioia, rabbia, concitazione, tranquillità. Sia i suonatori che il “mago” fanno bene intendere ciò che vogliono dire. La parte musicale funge da amplificatore emozionale – e fa smuovere in qualche modo anche le anime più dure.

Hai la Fortuna di fare Musica?

Torniamo a Bosso. In quella serata ha proposto un brano, “Following a bird”, estratto dal suo album, l’unico da solista.

Mi ha sinceramente colpito, ma non per il brano in sé, sicuramente ben scritto ed eseguito, ma dalla passione e l’amore che le note stavano trasmettendo e la sua faccia innamorata durante la performance. Innamorata della musica, di ciò che ha rappresentato, rappresenta e sempre rappresenterà per lui.

La musica è una fortuna ed è la nostra vera terapia.

Analizziamo questa frase.

  •    Fortuna è un termine curioso o per lo meno desueto per definire la musica. Noi tutti la diamo ormai per scontata, è arte, comunicazione, la troviamo ovunque. Il fatto è che non ci rendiamo conto della dolce dipendenza che ci danno le note. Quando siamo tristi, arrabbiati, contenti o desolati, c’è sempre una canzone o un brano che o rappresenta il nostro stato d’animo o che prova a migliorarlo – e inconsapevolmente siamo assuefatti da questo, dipendenti dalla fortuna che la musica rappresenta.
  •    Terapia: ora, bisogna essere onesti. Come ho detto in un altro articolo, la terapia che si offre non è risolutiva di problemi medici, ma è fondamentale per la nostra psiche. Sono convinto che se Ezio Bosso non fosse stato un musicista avrebbe sofferto di più la separazione da quella che era la sua vita fino a quel momento. E cavolo, è stato bravo a continuare la sua carriera, con caparbietà, gioia e passione. Probabilmente nell’esecuzione e nella direzione avrà difficoltà esponenzialmente più grandi, ma il fatto che continua dovrebbe dare un grande monito a tutti noi.

Come si può avvicinarsi a questo mondo?

Un’ultima frase che mi ha veramente colpito quella sera è stata “La musica si può fare in un solo modo, insieme”. Standing ovation, Bosso esce e ricomincia il Festival, dopo il quarto d’ora più intenso degli ultimi anni in tv. A questo punto spengo la tv e vado a letto, ringraziandolo per aver dato un senso ancor più profondo ai miei studi. Decido che la Musicoterapia sarà lo scopo della mia vita. Sorrido. Mi addormento.

M°Cristian Petenzi

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