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Il Blog di Altravoce Onlus

La normalità di essere speciali

Stati Uniti, 1993: esce al cinema un film che forse è stato fin troppo sottovalutato dai più, Buon Compleanno Mr Grape (What’s eating, Gilbert Grape) con protagonisti Johnny Depp e Leonardo Di Caprio. La storia è semplice, quanto geniale e commovente: la pellicola descrive il rapporto tra Gilbert (Depp) e suo fratello Archie (Di Caprio), ragazzo autistico, contestualizzato nei giorni antecedenti al 18esimo compleanno di Archie. Non volendo anticipare nulla, posso soltanto dire che la parola chiave di questo capolavoro è leggerezza, stato d’animo che ci si trova ad avere nonostante l’importanza del tema trattato. Si ride nei momenti delle gag in cui è protagonista Archie, si piange quando tutto si fa più difficile, ma comunque si ha l’impressione che i 118 minuti del film alla fine siano volati. Questo è dato dalla normalità con la quale i 2 fratelli si interfacciano, oltre che dalle magistrali interpretazioni degli attori.

“Sì bello, ma non è la vita vera” potreste dire voi. Ebbene, una vicenda simile accade in America, tra Spencer e Mitchell.

La storia di Spencer e Mitchell Timme

Spencer è un ragazzo di 20 anni, al cui fratello maggiore – Mitchell appunto – hanno diagnosticato un disturbo dello spettro autistico.

In questo video possiamo vedere come il rapporto tra i due fratelli sia straordinariamente normale, con tanto di scherzi, prese in giro, abbracci e risate.

“Mitchell è consapevole di essere il fratello maggiore, quindi per questo mi fa tanti scherzi, anche solo per vedere la mia reazione”

dice Spencer sorridendo, facendo intendere che tra i due scorra veramente l’amicizia e l’amore fraterno più puro. Non c’è segno di trattamento differenziato, solamente dei giovani ragazzi che si divertono assieme, come quando giocavano da bambini.

“Mitchell l’anno scorso ha surfato tutta l’estate da solo, ha cantato una canzone alla recita finale della scuola e ha vinto una medaglia d’oro alle Special Olympics”, racconta orgoglioso, che però preferisce un altro lato del fratellone:

“Lui rende tutte le persone felici”

e lo fa con una naturalezza invidiabile. Ha inoltre insegnato a Spencer la pazienza e la comprensione del prossimo, senza parole o gesti eclatanti, ma con il solo essere sé stesso. Si sa, molti genitori solitamente sono preoccupati del rischio autismo tra fratelli. Ma in questo caso non è stato così e alla domanda su cosa volesse dire avere un fratello autistico, Spencer ha risposto “è incredibile”, aggiungendo che considera una “benedizione” il fatto che Mitchell esista e faccia parte della sua vita.

L’amico disabile sulle spalle

Dall’altra parte del mondo, sia geograficamente che dal punto di vista politico-economico, arriva una storia di inclusione che dovrebbe far riflettere, un’amicizia che trascende i limiti e le difficoltà.

Siamo in Cina, a Meishan, città-prefettura da quasi tre  milioni e mezzo di abitanti. Xu Bingyang, 12 anni, da ormai sei porta a scuola sulle proprie spalle Zhang Ze, affetto da Miastenia Gravis. Questa patologia autoimmune porta ad un indebolimento muscolare, a causa di problemi di comunicazione tra i nervi e i muscoli dell’individuo. In parole povere, chi è affetto da questa malattia si stanca subito dopo sforzi anche parecchio esigui, con effetti permanenti e progressivamente maggiori sull’indipendenza della persona.

Zhang pesa soltanto 25 kg – e per Xu non sono un impedimento.

“Peso più di 40 kg, per me è facile trasportarlo”

racconta, senza tener conto che lo tiene sulle spalle ogni giorno ad andare a scuola dal primo anno delle scuole elementari. La prossima frase di Xu andrebbe impressa su ogni muro di ogni istituto del mondo:

“Sono più grosso di lui, se non lo avessi aiutato io non lo avrebbe fatto nessuno”.

Agli antipodi da ogni episodio di bullismo che purtroppo siamo abituati a sentire – persino perpetrati dai genitori contro gli insegnanti – questo bambino aveva capito già a 6 anni che la forza andrebbe usata per far del bene, soprattutto per chi ne ha in abbondanza.

Pensiamoci,

quante volte abbiamo sentito di ragazzi più grandi e grossi che aggrediscono coetanei per mostrarsi “importanti” e “forti”?

Non abitiamo nella giungla, non dovremmo mai sentire storie come “il più forte sopravvive”, men che meno in ambienti che dovrebbero essere sicuri e “domestici” per chiunque, come la scuola. Eppure, il peggio è che i gesti di Xu debbano essere ricordati al mondo. E sì, è veramente triste, perché Xu Bingyang – ragazzino con un’umanità sconfinata – rappresenta l’eccezione in un pianeta stracolmo di menefreghismo, violenza, bullismo. Come ci siamo arrivati qui? Il tessuto sociale odierno purtroppo avalla questo “stile” etichettandolo come normalità.

E se fosse Xu l’unico “normale”?

Zhang dal canto suo si ritrova un amico fedele con il quale parlare di tutto e al quale confessare le proprie insicurezze, senza contare l’aiuto fisico che gli presta ogni giorno.

“Xu è il mio migliore amico, ogni giorno studia, parla e gioca con me. Devo ringraziarlo per avere cura di me così fino ad oggi”.

I bambini come noto sono anime candide e se inseriti nel contesto giusto possono veramente insegnare tanto a noi adulti. Persino Zhang può insegnarcelo, data la sincera gratitudine che mostra per il suo amico, sentimento che troppo spesso dimentichiamo in qualche cassetto nascosto della nostra memoria, dando troppe cose per scontate, senza renderci conto di quanto potremmo migliorare la giornata a qualcuno, anche solo con un “grazie” o un sorriso al momento giusto.

Inclusione come stile di vita

Ad Altravoce ogni operatore ha ben chiaro in testa l’obiettivo cardine: l’inclusione. Ogni ragazzo deve sentirsi come Zhang, aiutato ma non annullato come persona, messo in condizione di vivere la propria vita con tutta la normalità possibile. Qui la debolezza viene trasformata in forza, così che ogni allievo possa dare lo stesso importante contributo alla causa musicale e sociale alla quale Altravoce si sforza di adempiere.

Finisco con un augurio. Scoprendo la storia di Spencer e Mitchell restiamo sbalorditi dalla naturalezza con la quale si svolgono le cose – e sulla vicenda dei due bambini cinesi ci troviamo a riflettere su quanto la natura possa averci favorito.

In un mondo di bullismo e pregiudizi, cerchiamo di essere come Spencer e Xu.

 

Cristian Petenzi

Volontario Altravoce

 

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