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Autismo, Il DocuFilm “Tommy E Gli Altri”

Parlare di autismo è sempre complesso, anche a causa della gran varietà di differenze che ci sono tra due persone con la medesima diagnosi. Quest’oggi vogliamo affrontare questo mondo attraverso un docufilm, “Tommy e gli altri“. Si tratta di un documentario che testimonia la condizione delle persone adulte con autismo e che ne riflette le reali difficoltà.

L’idea è di Gianluca Nicoletti, noto giornalista italiano. Lui, l’autismo, lo conosce in modo diretto. Il 26 febbraio 1998 nasce suo figlio Tommaso. Una gioia incredibile, quella della sua nascita, annunciata e festeggiata in diretta tv dove il padre si trovava per lavoro. Alcuni dubbi sulla condizione del figlio sorgono quando Tommy ha 3 anni. Non parla ancora e, su consiglio medico, decide diportarlo da uno psichiatra: il suo silenzio era diventato motivo di preoccupazione. Poco dopo la diagnosi di autismo.

L’Importanza Di Un DocuFilm Sull’Autismo

Negli ultimi anni i film che trattano di disabilità si stanno diffondendo sempre più. Ed è un bene parlare di un argomento che ancora è considerato tabù. Spesso però troviamo storie romanzate, con un lieto fine che non sempre corrisponde alla realtà. I protagonisti che il cinema predilige, sono spesso persone con una disabilità ad alto funzionamento. Basti vedere quanto fatto con la sindrome di Asperger.

Ma le famiglie che convivono con la disabilità, fisica o psichica che sia, non sempre vivono in questi contesti idillici. Hanno a che fare con ragazzi che necessitano di essere seguiti anche h24, che necessitano di istituti, di cure, di mezzi specializzati.

“Esistono centinaia di migliaia di famiglie in Italia che si arrovellano sui miei stessi problemi.
Ho voluto fare un film su Tommy e i suoi amici perché quei genitori abbiano il coraggio di uscire dal silenzio, quel mutismo coatto a cui si condanna da solo.

Gianluca Nicoletti, papà di Tommy

E suprattutto, questi figli, questi “bambini con autismo”, diventeranno adulti. E, legamente, al compimento del 18esimo anno di età, la situazione cambia. Eh sì, perché se durante l’infanzia si tratta di “autismo infantile” rionosciuto, con la maggiore età si diventa “paziente psiciatrico” generico. Da qui la preoccupazione delle famiglie non solo per il presente, ma anche per il futuro. Non esiste infatti alcun percorso, luogo, né garanzia che assicuri agli adulti con autismo un futuro dignitoso. Molto spesso si finisce in posti in cui non c’è alcuna preparazione specifica. E i genitori non possono che domandarsi: “che ne sarà di mio figlio quando non ci sarò più? Che farà? Come saranno i bambini autistici una volta cresciuti? Quali opportunità riserverà loro la nostra società?”

Da qui la voglia di raccontarsi, di raccontare, di denunciare di Gianluca Nicoletti. Il figlio Tommy ha rappresentato quindi il pretesto narrativo per parlare di tutti gli altri. Ed è stato anche il biglietto da visita che ha permesso di entrare nelle case delle famiglie. E di dar voce a quei genitori che raccontano la loro giornata a fianco dei figli con autismo, ormai adulti e non più tutelati. Si sente la solitudine, l’abbandono delle istituzioni, l’attesa. Ma anche tanta forza di volontà, fede, fiducia. E amore incondizionato per i propri figli.

Il Film

Si tratta di un film prodotto senza chiedere soldi pubblici. È nato solo dalla volontà delle famiglie che hanno contribuito e che si raccontano in cose che non vengono mai raccontate. Famiglie che tutti i giorni si rimboccano le maniche, che cercano di trovare soluzioni alla situazione imperante. Creano rete, si aiutano, cercano sostegno da parte delle istituioni. Ma non sempre è così. La vergogna e lo stigma che ancora c’è quando si parla di disabilità è molto forte. E acora c’è bisogno di sensibilizzazione. Questo film, primo in Italia sull’autismo, è un ottimo punto di partenza.

Un film che racconta di situazioni di “ordinari difficoltà”. Nicoletti, insieme a Massimiliano Sbrolla racconta la vita degli ex bambini autistici, oggi giovani adulti. E uella delle loro famiglie, da Nord a Sud della penisola italiana. Un road-movie alla scoperta di quelle persone che abitano in casa dei genitori, al riparo dagli sguardi di una società che non è pronta a integrarli come parte attiva. Cui non riconosce il dirittto ad una vita sociale. Perché negli ultimi anni sono stati pubblicati diari, opere narrative e saggi divulgativi sull’argomento ma spesso sono gli autistici ad ato funzionamento a parlare e raccontarsi. Ma chi parla di coloro che, invece, non parlano? Di coloro che hanno un basso grado di autodeterminazione?

Se non andavo a cercarli io, chi li raccontava questi ragazzi? Se alcuni di quei figli avessero avuto un trattamento adeguato, una vera inclusione, oggi non sarebbero dentro casa a guardare il muro, farebbero delle cose magari. Questo è l’aspetto propositivo del film: ti faccio vedere cosa possono diventare gli autistici se non si lavora nella maniera corretta.

Da Forlimpopoli a Trento e Madonna di Campiglio, da L’Aquila a Napoli, passando per Gravina di Puglia, Botricello e Praia a mare, per incontrare ‘gli amici di Tommy’, ragazze e ragazzi autistici e i loro genitori.
Un film che rappresenta una colonna portante dell’argomento, carico di realtà ma anche di spreanza per un cambiamento nel futuro, che invita le istituzioni a ripensarsi, a trovare strategie adeguate ed efficaci per permettere a chi soffre di autismo di condurre una vita dignitosa.

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