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Arien Smith: l’artista che ha reinventato le Principesse Disney con disabilità e cani guida

C’è un periodo della vita di quasi ogni bambina in cui il sogno principale è quello di impersonare una principessa: e se qualche decennio fa le fiabe raccontate dai libri o a voce facevano da movente di tale immaginario, ora invece è il risultato dall’imponente mole di film d’animazione di questo genere. La trama, che oggi chiameremmo sviluppata “con la tecnica dello storytelling” ma che ha sempre fatto parte della struttura fiabesca fin dall’alba dei tempi, è tanto avvincente quanto semplice: dopo una storia a volte difficile, queste principesse si trovano a superare le difficoltà incontrate coronando il desiderio di una vita perfetta, con l’uomo ideale, nel castello dei sogni e con tutto ciò che ognuno potrebbe volere.

Non tutte le bambine però hanno la possibilità di immedesimarsi in questo modo nelle storie – e non solo per questione di gusti personali. Nel mondo reale non esiste la perfezione che viene dipinta nelle fiabe o dalla Disney: ci sono problemi, malattie, disabilità e condizioni limitanti che potrebbero spingere una bambina o una giovane ragazza a non scoprire nemmeno quali siano i propri sogni.

Ha pensato proprio a questo Arien Smith, artista statunitense che soffre di disturbo post traumatico e dissociativo, che ha ha reinventato le principesse Disney in modo da farle più “realistiche”, con malattie e disabilità che di fatto, potrebbero essere parte della vita di chiunque.

L’idea

“Molti vedono i disturbi psichiatrici, o comunque non visibili, come un tabù.”

afferma la Smith, che continua, sottolineando un altro aspetto fondamentale che dovrebbe fare parte della vita di ogni persona fragile: avere un cane guida a disposizione nel quotidiano. “Molti pensano che fingiamo e che i cani guida non servano, ignorando la loro funzione: spero che con quest’iniziativa ci sia una maggior sensibilizzazione!”

E così Arien ha unito i due modelli: nuovi personaggi da fiaba e cani guida. Con questi disegni ha voluto evidenziare il fatto che la disabilità, fisica e mentale, non è così rara – e che non parlarne non la allontana di certo dalle nostre vite. In questo modo, dalla Bella Addormentata affetta da narcolessia, si arriva a Cenerentola sofferente di fibromialgia o addirittura a Tiana (de “La Principessa e il Ranocchio”) affetta da disturbi dello spettro autistico. E in tutti questi casi – senza contare tutti gli altri – c’è un fedele compagno a quattro zampe pronto ad aiutare la padrona al bisogno.

  

Poi la Smith ci da una spiegazione per farci capire meglio le sue produzioni:

  • Nel caso della Bella Addormentata, il cane si è accorto di una crisi in pieno giorno, andando a sostenerle la testa come un cuscino;
  • Cenerentola viene aiutata dal proprio Labrador, poiché fatica a muoversi a causa dei muscoli anchilosati dalla malattia;
  • Tiana ha un semplice bisogno di contatto, e la scelta della razza piccola è data dalla convinzione che più grande è il cane più grande è il servizio che svolge: ma non è così, anche il più piccolo può dare un grandissimo aiuto!

Come sarebbe andata se…?

Ma non è finita qui. Arien non si è limitata a pensare alle disabilità di cui avrebbero potuto soffrire le principesse, ma ha anche pensato a come sarebbe andata la vicenda narrata con la presenza di un cane guida, come nel caso di Biancaneve.

Ad esempio, il carlino è una razza canina specializzata alla ricerca di allergeni o tossine nel cibo: pensiamoci, come sarebbe andata la storia se questo cane avesse avvertito la padrona che la mela datale dalla strega era avvelenata? Di certo sarebbe andata diversamente. Vuoi vedere che forse Biancaneve non avrebbe mai conosciuto il principe con cui convoglia a nozze alla fine della storia?

Dunque non solo la Smith ha voluto sensibilizzarci alla disabilità e alla necessità di mettere a disposizione di chi è più fragile i cani guida, ma ha anche pensato alla razza canina più adatta per ogni disturbo di cui le principesse erano affette. Un lavoro veramente interessante, che ci porta a riflettere su aspetti ai quali non siamo abituati – e che potete approfondire visitando questo articolo.

Sensibilizzare per tornare a vivere

Con il suo lavoro, Arien Smith vuole far conoscere a tutti quali possano essere le condizioni di vita di alcuni di noi. Guardando la persona che incontri, forse dai suoi tratti fisici non ti accorgi che vive una condizione limitante. Oppure sei un genitore e hai un figlio o un famigliare con una disabilità. Ebbene la Smith vuole dirci che:

non sei solo e puoi continuare a vivere al meglio

nonostante le angherie di un destino talvolta troppo in salita. In fondo, se capita anche alle principesse Disney, può succedere a tutti: ma ciò che fa la differenza è avere a disposizione gli strumenti giusti per affrontare e superare le difficoltà. Se ci pensiamo, i nostri musicisti con disabilità e i loro genitori, ne sono l’esempio.

Cristian Petenzi

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