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Il Blog di Altravoce Onlus

Musica per ricordare ed imparare

Ci sono cose nella vita che – dicono – non si possano dimenticare: il primo amore, il primo bacio o il giorno del matrimonio. Come possiamo immaginare, questo non vale quando subentra, nel corso dell’età, la condizione di demenza: se sei giovane  sembrerà una cosa troppo lontana da te ma, purtroppo, non è così. Pensa infatti ai tuoi genitori, zii, partenti o amici con “una certa età”. Se invece hai già “il capello bianco” allora sai quanto sia importante tenere in considerazione quali siano gli stili di vita o le attività più importanti ai fini del benessere.

Con la demenza poco a poco si perdono quasi tutti i ricordi consapevoli della propria vita: il che vuol dire dimenticarsi persino i volti e i nomi dei famigliari, che diventano informazioni sempre più inaccessibili per la nostra mente, fino ad una quasi totale perdita di memoria con l’avanzare della condizione di deterioramento della nostra persona.

Musicoterapia, Musica e professionisti

Quei princìpi che si mettono in pratica per un bambino, valgono anche per un ragazzo, un adulto o una persona anziana, d’altronde siamo tutti esseri umani (anche se spesso qualcuno se lo dimentica). E i due casi dei quali parliamo oggi ci raccontano proprio di una signora anziana, Magdalene e un bambino, Bo.

Come sapete il nostro metodo – MusicoTerapia Orchestrale – è incredibilmente efficace e consente di ottenere risultati pressoché unici con una persona con fragilità. MusicoTerapia Orchestrale e Musicoterapia sono però due cose completamente diverse. In quest’ultimo caso, se il musicoterapeuta è un bravo professionista, la Musicoterapia può comunque essere un validissimo supporto poiché la musica stessa – da una parte – e la relazione significativa che si instaura con il musicoterapeuta – dall’altra – consentono alla persona fragile di delinearsi come un rimedio, soprattutto quando parliamo del recupero di alcune facoltà. Ci teniamo a sottolineare “se il musicoterapeuta è un bravo professionista“, perché non essendo una disciplina inquadrata adeguatamente (in Italia), di musicoterapia troviamo corsi e corsettini quasi che tutti siano musicoterapisti (o musicoterapeuti). Ma non è così. Per cui, quando ti rivolgi a un professionista è bene che tu chieda due cose: 1) dove si sia formato; 2) quali risultati nella sua carriera abbia avuto (pensaci: è quello che facciamo solitamente quando ci rivolgiamo a un qualsiasi professionista, dal dermatologo al meccanico, ne convieni?).

Ma torniamo alla storia di Magdalene…

Cosa può fare la musica riguardo alla demenza?

Ed ecco due casi in cui la musica ha aiutato sia a ricordare vecchie abitudini che ad imparare nuove cose: certamente sono molto diversi come effetti, ma entrambi importanti per considerare quanto possa essere  importante la musica in una condizione di fragilità.

Cantare per ricordare

Partiamo quindi dal primo caso. In questo video, la signora canta la sua canzone preferita, “Somewhere over the Rainbow”. Cosa c’è di strano? La paziente si trova in uno stadio di Alzheimer molto avanzato, tanto che non ricorda assolutamente nulla della sua vita, tranne questa canzone.

Le bastano le prime note per ricordarsi istintivamente il testo.

La signora ha cantato tantissime volte da bambina questo brano, ma appunto ottant’anni prima – e non ricordandosi nulla di sé non ci si spiega razionalmente il motivo per cui sappia totalmente alla perfezione tutto il pezzo.

Kim Bow, l’operatrice della casa di riposo che lavora a contatto con lei, l’ha ripresa durante una sessione di canto, perché vuole che si vedano gli effetti di una buona musicoterapia – e soprattutto cosa riescono ad evocare i suoni, andando ad attingere dalla memoria del cuore.

“E’ passato tanto tempo” dice commossa la donna alla fine, che quindi riesce ad avere la lucidità per capire che quello è un pezzo della sua vita, abilmente riproposto dall’educatrice, che ha donato momenti di pura gioia ad un’anziana di 85 anni in gravi condizioni e che grazie a lei ha ritrovato momenti di estrema felicità.

La sensibilità dimostrata da Kim dev’essere d’esempio: far rivivere ricordi a chi ormai fatica a ricordarsi qualunque dettaglio di sé è la sola cosa che rimane a una persona fragile.

Imparare a cantare prima che a parlare

Ma andiamo da Bo: un bambino di due anni, affetto dalla Sindrome di Down. Purtroppo a causa di questa condizione soffre di importanti problemi cardiaci e respiratori, che poco dopo la sua nascita lo avevano costretto al coma. I genitori non si sono però persi d’animo e non l’hanno di certo abbandonato, andando vicino al suo lettino a cantare la canzone “You are my sunshine” finché un giorno, improvvisamente, Bo ha cominciato a muoversi, rispondendo allo stimolo.

Da quel momento si può dire che sia la sua canzone preferita – e basterebbe questo per far capire il potere della musica. Ma c’è dell’altro: dopo quasi due anni in cui non aveva mai parlato, la sorellina decide di cantare per lui quello stesso brano, accompagnandosi con la chitarra. Beh, il risultato è incredibile e lasciamo il video a testimoniarlo.

Bo prova a cantare insieme alla sorella – e impara così 12 parole – le uniche che al momento conosce.

“Questa è la testimonianza che la musicoterapia funziona davvero”

dice commossa la mamma, “perché ogni volta che sua sorella suona per lui, Bo impara nuove parole”.

E’ veramente difficile immaginare quanto sia complicato orientarsi in un mondo così difficile quando tutto sembra venirti contro: la musica però aiuta sia chi è fragile sia la famiglia ad andare avanti, ed è pazzesco l’impatto che riesca sempre ad avere.

Come avete visto, sia a due che a 85 anni si può trarre qualche beneficio da quest’arte meravigliosa, che non smette mai di stupire per versatilità, efficacia ed emozione.

Viva la musica!

 

M°Fabio Dalceri e M°Cristian Petenzi

 

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