Mondo Abilità

Il Blog di Altravoce Onlus

Il Lavoro Con La Musica Classica, Il Lavoro Della Musica

Lavorare con la musica classica è ciò che fa la Musicoterapia Orchestrale, nelle sue varie forme. Partiamo da alcune riflessioni preliminari.

Che le emozioni e la musica fossero legate, del resto, non è una novità. Già nell’Antica Grecia la “mousiké” non si limitava all’idea del suono, ma abbracciava una vasta gamma di conoscenze. Timbro, intensità, altezze, consonanza, dissonanza, simmetria, tensione, distensione fra le parti. Nell’idea greca non solo la musica possedeva le caratteristiche sopracitate, ma anche la parola e i gesti, diventano così interpretabili musicalmente.

La cura della persona con fragilità risulta molto spesso difficile a causa di due estremi.

Da un lato si può essere limitati da una visione solo curativa e scientifica della patologia. Si tratta di un approccio dannoso, in quanto non tiene in considerazione la persona, le sue peculiarità, il suo contesto di provenienza fermandosi ai sintomi.

Dall’altro lato si ha un approccio curativo che cade nel cliché del “politicamente e socialmente corretto” e che porta ad un accudimento palliativo e sentimentale della persona. Qual è la giusta via di mezzo tra l’approccio sanitario e il giusto interesse verso la persona davanti a noi?? Attraverso il metodo Esagramma, Altravoce ha scelto di operare con la MusicoTerapia Orchestrale nel Triennio di Musica Inclusiva Orchestrale, integrando lavoro musicale e lavoro clinico.

Il Modello Riabilitativo con la musica classica a favore della persona disabile mentale

Nei decenni di messa a punto del metodo Esagramma, della Musicoterapia Orchestrale, l’interessa era quello di trovare una disciplina che fosse sì curativa, ma anche “educativa”. Data la delicatezza degli interventi riabilitativi, è chiaro che niente poteva essere fatto in modo precipitoso. E così c’è stata una paziente raccolta di esperienza sul campo, si sono stabiliti protocolli di osservazione, formalizzate le teorie analizzando l’esperienza musicale in connessione con i processi mentali e psichici. Al momento attuale, la disciplina che ne è risultata, è la Musicoterapia Orchestrale e la sua applicazione è pluritrentennale ha portato benessere a migliaia di famiglie in Europa.

Inizialmente si è impostato il lavoro applicandolo all’autismo. La scelta è stata fatta alla difficoltà della patologia ad essere trattata con i mezzi più comuni come linguaggio verbale, coinvolgimento affettivo e condizionamento comportamentale, nel ventennio ’74-’94.

Lavorare con la musica classica, invece, permetteva e permette di modulare e trasformare la stessa struttura psichica dell’individuo, agendo nei <<dispositivi mentali della produzione simbolica>> come dice Licia Sbattella. Ovvero agendo sul funzionamento, sugli strumenti che la mente della persona disabile ha a disposizione, di modo che questi possano “lavorare” bypassando il problema del linguaggio e della costruzione del pensiero complesso.

Che cosa accade alla psiche quando ‘lavora’ con la musica classica? Questo è quello che scopriremo con il percorso iniziato quest’oggi.

La musica come semplice gioco? No grazie.

Nella nostra epoca moderna, i benefici della musica non vengono valorizzati abbastanza a causa della separazione tra effetto affettivo e effetto cognitivo. Si pensa che la razionalità nella musica si esaurisca nelle tecniche di produzione del suono, si pensa che la musica funzioni come un computer. L’emozione che la produzione e l’ascolto della musica provocano, vengono limitate entro la sfera “ludica”.

La musica è solo un gioco?

Come funziona la mente della persona disabile nella Musica classica a metodo Esagramma

In realtà vi è molto di più. Quando la persona con disabilità si adopera in una determinata attività adotta alcuni tipi di atteggiamenti proprio come tutti. Gli atteggiamenti adottati possono essere definiti entro alcuni schemi “numericamente limitati”, ovvero un certo quantitativo di schemi di comportamento (che attivano le relative connessioni neuronali).

Dunque, a fronte di un’attività, la persona disabile ha dei disegni “coerenti” di pensieri, sentimenti e comportamenti verso alcuni aspetti di quel tipo di lavoro o azione.

Ma come percepisce questo lavoro?

Dietro a quella specifica attività la mente può adottare schemi di comportamento di piacere o dispiacere e questo viene chiamato “soddisfazione o insoddisfazione lavorativa” (Cortese, 2001).

La persona disabile che nel suonare trova soddisfazione

Nel Triennio di Musica Inclusiva Orchestrale di Altravoce, il piacere, la <<soddisfazione cognitiva>>, nasce dal fatto che il bambino autistico, la persona con condizioni di importanti fragilità, possa sperimentare, organizzare e controllare la musica stessa (o una parte di essa). Come lo fa? Suonando. Dentro una struttura – quella musicale – con delle regole tecniche ma anche sociali e relazionali, date dell’equipe di educatori, musicisti, psicologi e insegnanti di Altravoce.

All’interno della musica a metodo Esagramma, esistono dei “discorsi” (ovviamente musicali), definiti con specifiche logiche. La mente – anche quella fragile – ne attribuisce un valore di “senso compiuto” non solo dal punto di vista sonoro, ma soprattutto dal sotto il profilo relazionale. E questo è il primo principio della Teoria della Risonanza alla base del metodo stesso.

La Risonanza è una forza esterna che agisce in un sistema con una frequenza capace di amplificare il sistema stesso. E’ generata dalle onde sonore. Nel nostro caso, definiamo risonanza l’esperienza che permette di intensificare gli stati psichici, permettendo di vivere l’esperienza attivando varie sfere nella psiche umana. La risonanza riguarda il sentire, le emozioni, le affezioni, le pulsazioni, i legami.

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